Una volta si criticava il modo di produzione capitalistico. Ora si critica il liberalismo. Il cambiamento è radicale: si critica la cultura, senza indagare ciò che la produce e la sostiene. Una volta si mirava all’egemonia. Gramsci ragionava su come saldare operai e contadini, poneva la questione meridionale come questione nazionale. Ora ci si limita a opporsi a Confindustria, in maniera corporativa, come se si potesse difendere il blocco dei licenziamenti senza saldarlo a un progetto per i diritti chi chi diritti non ne ha, e lavoro neanche, e futuro nemmeno. Una cazzo di battaglia corporativa, di bandiera, che esclude, non si allarga sino a porre il problema del lavoro, senza chiedere agli operai se vogliono farsi carico della battaglia di tutti. Se gli operai, e tanti amici de sinistra, se ne fottono dei milioni di ragazzi cui viene rubato il futuro, senza prospettive, col vuoto davanti, poi pretendete che questi ragazzi si aggreghino attorno alla nobile classe operaia? Attorno alle bandiere del socialismo che niente propone loro se non il rimbrotto moralistico per l’apericena? Vabbè, con una sinistra così Bonomi può dormire sonni tranquilli. Sa che i cani che abbaiano non mordono, non organizzano, non creano legame: invrce di egemonia autoreclusione Comunque, alla fine ho fatto un’apericena. Non mi è sembrato sto gran cedimento alla cultura borghese La sinistra del rompimento di cazzo, un aggregato di suorine. (Vincenzo Costa, filosofo)
Da diverso tempo non considero più le definizioni sx e dx. I tradimenti, le svendite a danno dei lavoratori sono state perpetrate in primis da chi diceva di stare dalla nostra parte. Ci si è aggiunta una deriva "culturale" che ha svuotato i giovani(che oggi hanno 40 anni) ed infine i "social" hanno dato la mazzata. Che poi non ho mai capito perchè "social" quando hanno reso asociali tutti. Ho davvero paura per i giovani e la loro prospettiva e mi ritengo fortunato ad essere nato 65 anni fa...
Beh, un filosofo dovrebbe sapere che non si può essere "contro" qualcosa senza essere "pro" qualcosa di alternativo. Ma essere contro il liberalismo (e contro il sistema capitalistico, suo discendente diretto) implicherebbe una visione della societa' in cui un individuo non è considerato un "consumatore", equivalente ad un altro, in cui l'uomo rifugge dal richiamo della massa, ed in cui l'uomo viene valutato per cio' che è, e non per cio' che ha. Ma a dire certe cose si passerebbe per conservatore, per passatista, per "fuori dal mondo", se non per fascista "tout court". Non conviene...