Curiosità : il nome De Beers è quello dei fratelli olandesi che in origine possedevano i terreni diamantiferi intorno a Kimberley, acquistati per pochi pound da Cecil Rhodes, il giovane colonialista britannico che, iniziando con la vendita di pompe d'acqua per minatori disorganizzati divenne in pochi anni l'imperatore dei diamanti e del Sudafrica. Sotto di lui, nella sua breve vita (morì a 48 anni), ne furono estratti più di due milioni di carati, convogliati a un consorzio di mercanti e finanzieri londinesi che volentieri accolse Rhodes. Ma Kimberlei produceva in grandissima quantità , intanto che furono presto scoperte anche altre miniere, in Africa e non solo, al punto che l'offerta si saturó, con conseguente scesa dei prezzi. Ad un tratto, fra 1880 e '90, ci furono troppi diamanti sul mercato, grave fu il calo degli incassi unitari. Rhodes e i suoi soci affrontarono di petto il problema, censendo tutte le miniere che aprivano, in Africa del Sud come altrove, e comprandole man mano che venivano create, o acquistando la prelazione sulle pietre grezze estratte. La De Beers fece accordi in tal senso per decenni, perfino l'Unione Sovietica andò a patti con la società monopolista, divenuta nel frattempo proprietà degli Oppenheimer. Questi avevano comprato De Beers, di cui erano già buoni azionisti, negli anni '20, e preso la guida del colosso diamantifero De Beer Consolidate tramite la Anglo American Corporation, che è fra le maggiori imprese estrattive del mondo. Gli Oppenheimer erano stati i proprietari della miniera di diamanti sudafricana che più aveva messo a rischio il monopolio De Beers. Venivano dalle miniere d'oro, gli Oppenheimer. Per strada trovarono anche i finanziamenti di J.P. Morgan. Questo impero anglosassone (anche se l'origine tedesca degli Oppenheimer è chiara) del diamante, si basò sull'incetta del grezzo e la sua commercializzazione mirata e limitata, era fondato su metodiche di lavoro molto simili alla schiavitù. Nel Grande Buco di Kimberley si lavorava troppo per troppo poco, in un regime di apartheid cattivo come tutta la politica coloniale suprematista bianca degli inglesi e olandesi del tempo, padroni del Sudafrica fino alla fine del '900. Oggi il Big Hole di Kimberley, come molte altre miniere d'estrazione diamantifera, è chiuso, ormai è un lago sprofondato nella terra, un immenso, triste e angoscioso cenote sudafricano, testimone imperituro di più di un secolo di depredazioni e violenze.
Il diamante estratto ai costi di quei tempi sarebbe oggi un non senso. L'industria delle pietre artificiali ne ha ridotto i prezzi drasticamente. Ad una frazione del prezzo degli brillocchi estratti, si creano diamanti artificiali indistinguibili dai naturali, più puri e con meno inclusioni, anche di grandi dimensioni come l'Infinity Ring (Ethereal Green): un taglio unico da 30,69 carati (un carato=0,2grammi), ottenuto da un cristallo grezzo di 98,88 carati coltivato in circa 146 giorni con la tecnologia per deposizione di film di carbonio da gas, chiamata CVD.
Il "Diamond Syndicate" fu il fulcro intorno al quale la De Beers costruì il suo monopolio. Era un gruppo di finanzieri e investitori londinesi, De Beers compresa, che comprò e ritirò dal mercato per più di un secolo le quote eccedenti e le nuove estrazioni per rialzare artificialmente i prezzi all'ingrosso, mettendo sotto schiaffo i commercianti che avessero cercato altre vie. Questo monopolio cessò di esistere nel 2009, quando ALROSA, la grande società diamantifera russa, decise di vendere diamanti in proprio, rompendo con De Beers. Già molte altre miniere e società si erano staccate da De Beers in precedenza. Tutto l'enorme stock di riserva De Beers, accumulato per più di un secolo, fu venduto fra il 2000 e il 2005 in modo molto astuto, senza provocare nuovi tracolli generali dei prezzi, con un marketing perfetto. Grandi mercanti, in De Beers. Due le componenti che formarono quel prezzo del diamante: la rarità indotta dal monopolio e una campagna pubblicitaria martellante, dal 1947 al '98 quando fu sospesa: "Un diamante è per sempre", ve la ricordate? Quanto ha colpito l' immaginario collettivo questo slogan insulso? Ora che la rarità è scomparsa, ridimensionando la De Beers a causa della vincente concorrenza dei diamanti pressofusi, anche lo slogan scolora nella sua ipocrisia. E i prezzi dei diamanti scendono, scendono ancora, inesorabilmente. Non credo arriveremo a una proletarizzazione dei diamanti, non conviene, e ha poco senso. Ma che il prezzo lo stiano facendo i mercati invece del monopolio De Beers lo abbiamo notato, ringraziando i cinesi per svolgere funzione di calmiere (ben oltre i diamanti) in quasi tutte le piazze esistenti, portando sollievo ai troppi poveri ancora presenti nel mondo, e anche indirettamente, abbattendo il valore economico e ideologico del bene di lusso per eccellenza.
De Beers ha perso anche quasi tutto il suo capitale azionario, e ora è di nuovo in vendita. È solo un peso per Anglo American, che la comprò per 5,5 miliardi agli Oppenheimer, una scatola già svuotata dal ragionato ritiro dei capitalisti di origine tedesca. Una vecchia maitresse in disarmo (che ne ha spennati, di gonzi), cui resta il gioiello più prezioso per il futuro, la ipertecnologica Element Six, rivolta soprattutto alla ricerca e produzione di chip quantistici, altri chip di diamante sintetico e wafer di raffreddamento a sfoglia di diamante. L'ultimo fiore all'occhiello di De Beers lavora escusivamente su diamanti di laboratorio, guarda il caso... Il commercio di pietre naturali comunque rimane vivo, per i più ciula, romantici e ricchi amateur del mercato, ma registra da più di un decennio una costante, pesante erosione dei prezzi. Fatemi fare il marxista che sono: se è sul loro valore d'uso che si è andato a fissare il prezzo delle merci, ovvio che i consumatori continuino a far salire la borsa dei brillanti artificiali (il cui prezzo è comunque in discesa per le costanti innovazioni in produzione) in parallelo coi cali delle quotazioni dell'artefatto naturale. Credo sia una tendenza inarrestabile.
Sarà un evento l'ormai prossima svendita dell'impero De Beers, temo segnerà la dipartita di tanti sogni e miti fasulli intorno al lusso. Ben venga. I monopoli possono essere distrutti, a quanto pare. E le ricchezze costituirsi sulla gerarchia dei valori collettivi più importanti per la comunità umana. È il socialismo che avanza, anche se non lo volete vedere.
Complimenti, più che un articolo, un trattato: si è dimenticato solo di dire che tutti questi bravi monopolisti avevano il comune denominatore di essere, prima che tedeschi o olandesi, ebrei aschenaziti, proprio come l citato Carlo Marx, al secolo Moses Mordechai Levi.