CACCIARI
Conosco abbastanza bene il Cacciari politico , che seguo dai primi anni Ottanta e che ho sempre aspramente criticato.
Del Cacciari filosofo ho letto invece solo un libro, Il potere che frena. Si tratta di un testo che mi ha fatto guardare sotto una nuova luce al suo percorso di uomo pubblico.
Fino ad allora avevo considerato il suo moderatismo come una tipica manifestazione della degenerazione del PCI, ascrivendolo ad opportunismo. Quello stesso che ha portato una generazione a passare dalle barricate in piazza al sostegno al governo Monti, dalla fedeltà all'impero sovietico a quella nei confronti dell'impero americano.
Le cose , per Cacciari, sono però più complesse.
Non so, naturalmente , se la mia interpretazione sia corretta, ma ritengo Il potere che frena un libro autobiografico e una giustificazione teorica del comportamento politico dell'autore.
In esso Cacciari analizza, in modo dettagliato e sottile, un enigmatico concetto presente in San Paolo e poi ripreso da Carl Schmitt (il cathecon o potere che frena verso la corsa all'Apocalisse svolgendo una funzione antianticristica).
In buona sostanza Cacciari mi pare voglia dire questo.
Sono nato come comunista operaista. Credevamo che la classe operaia, che io ho conosciuto a Porto Marghera, fosse il soggetto rivoluzionario capace di trasformare radicalmente la società. Il nostro libro di riferimento era Operai e capitale di Mario Tronti. Agli inizi degli anni settanta questa prospettiva appariva ormai sconfitta. Il nostro gruppo ne trasse conclusioni diverse. Una parte di noi, sotto la guida di Toni Negri e sulla base delle sue teorie sull'operaio sociale, si è collocata all'estrema sinistra del movimento, senza peraltro mai sconfinare nel terrorismo, se non nel fantasioso teorema del giudice Calogero. L'altra parte, sotto la guida di Mario Tronti e sulla base della sua teoria sull'autonomia del politico, è entrata nel PCI, collocandosi alla sua destra.
Tra questi c'ero anch'io. Da allora tutta la mia attività è stata ispirata dall'idea che l'unico spazio di azione politica consista nell'allontanare il momento, comunque inevitabile, della catastrofe. I miei ex compagni vetero comunisti, che credono ancora possibile la rivoluzione, sono dei poveri illusi, per non dire dei totali imbecilli. L'unica cosa che si può fare è collocarsi all'estrema destra della sinistra.
So benissimo, ad esempio, che il MOSE è una grande opera inutile e una gigantesca idrovora di denaro pubblico. Nel momento in cui questi cialtroni la approvano, io però mi adeguo e dico: fate in fretta e speriamo che a qualcosa serva.
So benissimo che Renzi è un avventuriero e che la sua riforma della costituzione fa schifo. Siccome, però, la costituzione è da tempo lettera morta, tanto vale accettare questa schifezza di riforma renziana e quindi voto si al referendum.
So benissimo che i dirigenti del PD sono persone squallide. Siccome, però, gli altri partiti sono uguali, tanto vale tenerci questa roba.
I toni misantropici a cui spesso mi abbandono nascono da questa consapevolezza. Il ruolo che mi sono assegnato , quello di rallentare la marcia di questi imbecilli verso la catastrofe non è piacevole.
Questo, in soldoni, quello che Cacciari ci vuol dire tra le righe di un libro che parla d'altro.
Alla luce di tutto questo, come si spiega il comportamento dell'ultimo Cacciari?
Dall'aprile del 2020, leggendo tra le righe di alcune sue interviste, avevo capito che Cacciari non credeva alla narrazione epidemica. Mi sarei però aspettato da lui il solito atteggiamento: sostenere il meno peggio. Frenare il disastro garantendo almeno un po' di efficienza pratica. Così ha fatto per un anno e mezzo . Con l'annuncio del green pass ha evidentemente preso atto, credo correttamente, che non c'è più nulla da frenare. Il green pass è l'apocalisse.

1 comment

Mi pare un po' come confessarsi al momento dell'estrema unzione... come dire... un po' tardi e sperando di sfangarla (in questa metafora la morte sarebbe per Cacciari l'espulsione dal circo(lo) culturale e mediatico).