Nella tradizione occidentale, il diritto "est ars boni et aequi", ovvero è l’arte di ciò che è buono ed equo. Molto più antico dell' illuminismo, esso è il tentativo di costruire delle istituzioni che cerchino, per l'appunto, la retta via. Questa visione viene attivata nell’antica Roma da un ceto di persone che si chiamavano - e si chiamano - giuristi: cioè coloro che studiano il giusto, che cercano cioè di controllare la razionalità, la giustizia e la rettitudine del potere.
Quest'ultimo, di contro, agisce con uno strumento di violenza: la lex, la forza della legge. La parola “legge” infatti deriva da ligare, legare, incatenare. "Obbligare" viene da ob-ligare: incatenato era colui che non pagava il debito al suo creditore, e che per questo veniva legato in catene per essere venduto oltre il Tevere.
Funzionava così, quella era la legge: dura lex sed lex, “la legge è dura ma è legge”, e ad essa si ubbidisce proprio in ragione del fatto che è portatrice di violenza. Per tale ragione, alla violenza della legge si oppone, per profonda tradizione culturale, lo ius, proprio perché la lex possa essere controllata.
Ugo Mattei
5 comments
Sauro Marchetti
Si ma chi controlla quei "giuristi" che fanno i "magister" usando e "interpretando la " lex" ? Secondo me non se ne esce ,perché la "politica" rimarrà sempre un gradino più alto di qualunque "magistratura" perché , in un modo o nell'altro, risponde direttamente al popolo per ciò che fa.