L’immigrazione negli Stati Uniti ha da sempre rappresentato una costante. Dai primi coloni arrivati dalla Gran Bretagna e la Scozia, passando per i tedeschi e gli scandinavi nella metà del XIX secolo e gli oltre 9 milioni di italiani che sbarcarono sulle coste americane dal 1910 al 1915. Oggi l’immigrazione dall’Europa si è sensibilmente ridotta, mentre è aumentata quella dal Messico e dall’America del Sud. Con Stefano Luconi, professore associato di Storia degli Stati Uniti all’Università di Padova, ripercorriamo il problematico rapporto degli Stati Uniti con l’immigrazione, per capire anche come cambierà il paese. “Secondo le proiezioni demografiche entro il 2043 la popolazione bianca di origine europea sarà una minoranza e gli Stati Uniti saranno completamente multietnici” conclude Luconi. #Byoblu24
https://go.byoblu.com/USAFirma anche tu la Petizione per nazionalizzare il debito pubblico con i BTP Italia:
https://go.byoblu.com/LiberiamociDalDebito
Vedo alcune differenze fondamentali che mettono gli attuali problemi italiani in una luce particolare e molto diversa da allora.
1) Gli immigrati italiani in America dovevano attraversare un oceano e non il mediterraneo. Quindi imbarcarsi significava un regolare espatrio dichiarato in Italia e registrato negli USA. Niente "scafisti", tanto per intenderci.
2) L'emigrazione dall'Italia/Europa verso gli USA non era dovuta ad una condizione economica la cui precarietà era da far risalire agli USA. Mentre invece la precarietà economica attuale africana è proprio da far risalire allo sfruttamento coloniale europeo e moderno, con la predazione delle risorse africane da parte degli europei.
Per queste due ragioni quindi, i due fenomeni sono molto lontani tra loro anche se si usa la stessa parola "emigrazione".
Non prendo nessuna posizione, ma credo di aver fornito un contributo degno di nota.
Ciao