Tutta la questione oggi dovrebbe in realtà appartenere a una disputa scolastica, da archiviare nell’enorme scaffale dei dossier sul disastro immanente del capitalismo, dopo l’esaltante esperienza delle rivoluzioni proletarie e del grande balzo in avanti del movimento operaio nel secolo scorso. E invece assistiamo, con la vittoria della controrivoluzione borghese e la restaurazione, alla ripresa prepotente dell’irrazionalismo, dell’idealismo, del positivismo, del misticismo, assurti a filosofia della demenza senile del pensiero borghese, proprio in concomitanza della crisi irreversibile del capitalismo e per l’arretramento drammatico del movimento operaio e comunista. Per Marx dunque la scienza è un processo di analisi che guarda alla complessità , a partire da una posizione che deve preliminarmente essere de-soggettivizzata. Scopriamo in questo modo che la conoscenza, ovvero la scienza con il suo portato di pensiero e prassi, è, in generale, una condizione dell’essere sociale storicizzato, con quanto di ciò che è stato acquisito e non più sindacabile (basti pensare alla teoria eliocentrica e al suo travaglio per essere accettata universalmente, cioè quando il sistema non poteva più riconoscere le “sacre scritture” come strumento di orientamento per i suoi traffici commerciali nel mondo) e quanto di inesplorato, incompreso e formulato solo a livello teorico giace ancora all’orizzonte della conoscenza. Se è vero che aleggia sempre lo spirito di Bellarmino sui passi della conoscenza e che la divisone del lavoro e la divisione in classi creano un problema reale di manipolazione, di iperspecializzazione, la questione si rivela essere riconducibile all’organizzazione economica, nel senso più lato, marxiano, della visione della vita sociale complessiva dell’uomo, senza trascurare l’imprescindibile legame con la natura e tutti i suoi elementi costitutivi materiali, dinamici e variabili. Lenin acutamente osserva che se gli assiomi della matematica urtassero gli interessi della borghesia, questa tenterebbe di confutarli. Anche Einstein, pure nella sua visione cripto teologica, sembra riformulare la questione sollevata da Marx denunciando il gap incolmabile tra la scienza e il senso comune. Il filosofo della scienza Paolo Rossi sintetizza mirabilmente il problema: “la razionalità , il rigore logico, la controllabilità delle asserzioni, la pubblicità dei risultati e dei metodi, la stessa struttura del sapere scientifico come qualcosa che è capace di crescere su se stesso (…) sono conquiste storiche che, come tutte le conquiste, sono suscettibili di andare perdute”. Imre Lakatos è lapidario da questo punto di vista: per l’epistemologo ungherese che ha accusato Karl Popper di essere un sicario della scienza, la verità si fonda sul potere. Ed effettivamente a guardare lo stato della scienza in questa epoca di pandemie e “cure” gestite direttamente da grandi gruppi finanziari, le cose sono messe così: scienza e conoscenza sono uno strumento del potere del capitale. E a pensare al possibile scenario che si prospetta in questo crollo verticale del capitalismo, con guerre, crisi alimentari e energetiche, quale scienza possiamo immaginarci al freddo, al buio, impauriti e affamati e ostaggi di classi dominanti sempre più rapaci e spietate? La scienza e la coscienza hanno dunque un carattere di classe, al di là di singole acquisizioni affascinanti del sapere e strabilianti della tecnologia. 2/2 Fine (Valter Rossi, facebook)
1 comment
.
Ogni classe dominante ha una sua scienza, la quale serve e corrisponde agli interessi di tale classe dominante nel quadro del livello di sviluppo delle forze produttive in ogni specifico momento della sua storia.
Ma la società non si muove monoliticamente, piuttosto è un sistema vivo di forze in relazione dialettica tra di loro.
Pertanto, la scienza del nostro tempo porta si in grembo gli strumenti culturali distruttivi posseduti della classe dominante nei confronti dell'opposizione insita nella classe dominata, strumenti dei quali la coscienza della classe dominante si avvale per continuare a dominare; ma allo stesso tempo la scienza della classe dominante porta in grembo un barlume di percezione della veritĂ con la quale la natura ha forgiato la societĂ umana e le sue classi.
Ed è proprio questo barlume di percezione che l'opposizione ha tutto l'interesse di sviluppare, nella lotta per la sopravvivenza della societĂ umana, il cui successo è a sua volta la condizione mĂnima per evitare la comune rovina delle classi in lotta.
Ogni classe dominante apparsa sulla scena della storia ha avuto la propria verità , che è ne più ne meno che la scienza della propria esistenza e permanenza. La differenza sta nel fatto che la classe dominante conosce perfettamente la propria verità e la scienza che da essa scaturisce ad ogni stadio storico, mentre le classi dominate non sanno qual'è la loro verità ne la loro scienza, poichè la classe dominante sequestra fin da bambina la popolazione dominata attraverso la vaccinazione mentale dell' indottrinamento statale.
Diceva Hegel che solo ciò che è razionale è reale, ovvero solo quello che ha senso nel regno della ragione finisce per esistere nella realtà . Ma la realtà duratura di Kant la plasma in realtá la classe dominante e solo nel breve termine, poichè la razionalitá naturale essendo superiore a quella della classe dominante, finisce per produrre sempre la realtà a lungo termine.
Esiste per fortuna una realtà più grande di quella della classe dominante, una scienza superiore alle verità proprie di quella classe. E non è la scienza della classe dominata, che non può averne una propria, ma la verità superiore dell'esistenza della natura: la consapevolezza di una tale verità è più potente degli strumenti culturali usati da una classe per dominare le altre.
Dunque il fondare la riflessione ribelle su tale veritĂ basata sul potere e sulla scienza superiore della natura potrebbe essere il punto un partenza per la riscossa della classe dominata che guarda al lungo termine. Una scienza non basata sul potere della dominazione di classe, ma sull'esistenza naturale. Secondo l'ecologia di Marx,
“L’animale si limita ad usufruire della natura esterna, ed apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina (con il lavoro)"
“ La natura è il corpo inorganico dell’uomo […] Che l’uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare in costante rapporto per non morire […l’uomo è una parte della natura.”
Uscire dal relato bĂblico dell'uomo padrone della creazione, per entrare nel mondo reale dell'uomo apparentemente sovrano ma in realtĂ soggetto alla natura: qui sta una veritĂ per l'umanitĂ che voglia liberarsi delle classi sociali.
Ma la società non si muove monoliticamente, piuttosto è un sistema vivo di forze in relazione dialettica tra di loro.
Pertanto, la scienza del nostro tempo porta si in grembo gli strumenti culturali distruttivi posseduti della classe dominante nei confronti dell'opposizione insita nella classe dominata, strumenti dei quali la coscienza della classe dominante si avvale per continuare a dominare; ma allo stesso tempo la scienza della classe dominante porta in grembo un barlume di percezione della veritĂ con la quale la natura ha forgiato la societĂ umana e le sue classi.
Ed è proprio questo barlume di percezione che l'opposizione ha tutto l'interesse di sviluppare, nella lotta per la sopravvivenza della societĂ umana, il cui successo è a sua volta la condizione mĂnima per evitare la comune rovina delle classi in lotta.
Ogni classe dominante apparsa sulla scena della storia ha avuto la propria verità , che è ne più ne meno che la scienza della propria esistenza e permanenza. La differenza sta nel fatto che la classe dominante conosce perfettamente la propria verità e la scienza che da essa scaturisce ad ogni stadio storico, mentre le classi dominate non sanno qual'è la loro verità ne la loro scienza, poichè la classe dominante sequestra fin da bambina la popolazione dominata attraverso la vaccinazione mentale dell' indottrinamento statale.
Diceva Hegel che solo ciò che è razionale è reale, ovvero solo quello che ha senso nel regno della ragione finisce per esistere nella realtà . Ma la realtà duratura di Kant la plasma in realtá la classe dominante e solo nel breve termine, poichè la razionalitá naturale essendo superiore a quella della classe dominante, finisce per produrre sempre la realtà a lungo termine.
Esiste per fortuna una realtà più grande di quella della classe dominante, una scienza superiore alle verità proprie di quella classe. E non è la scienza della classe dominata, che non può averne una propria, ma la verità superiore dell'esistenza della natura: la consapevolezza di una tale verità è più potente degli strumenti culturali usati da una classe per dominare le altre.
Dunque il fondare la riflessione ribelle su tale veritĂ basata sul potere e sulla scienza superiore della natura potrebbe essere il punto un partenza per la riscossa della classe dominata che guarda al lungo termine. Una scienza non basata sul potere della dominazione di classe, ma sull'esistenza naturale.
Secondo l'ecologia di Marx,
“L’animale si limita ad usufruire della natura esterna, ed apporta ad essa modificazioni solo con la sua presenza; l’uomo la rende utilizzabile per i suoi scopi modificandola: la domina (con il lavoro)"
“Poiché il lavoro estraniato rende estranea all’uomo la natura e l’uomo stesso; la sua propria funzione attiva, la sua attività vitale, rende estraneo all’uomo la specie; fa della vita della specie un mezzo della vita individuale.”
“ La natura è il corpo inorganico dell’uomo […] Che l’uomo viva della natura vuol dire che la natura è il suo corpo, con cui deve stare in costante rapporto per non morire […l’uomo è una parte della natura.”
Uscire dal relato bĂblico dell'uomo padrone della creazione, per entrare nel mondo reale dell'uomo apparentemente sovrano ma in realtĂ soggetto alla natura: qui sta una veritĂ per l'umanitĂ che voglia liberarsi delle classi sociali.
Altrimenti sarà sufficiente applicare a Hegel la sua legge per fargli amettere che il dominio borghese non è più né razionale né reale, dunque si esaurirà , forse con la rovina comune delle classi in lotta e il ritorno obbligato dei superstiti sotto il dominio assoluto della natura.
Ancora Marx: "Non aduliamoci troppo per la nostra vittoria sulla natura; la natura si vendica di ogni nostra vittoria”
Qui mi sorge il dubbio: e se invece di una vendetta, madre natura decidesse di salvarci da noi stessi e dalla nostra classe dominante?