È stato trovato morto in un appartamento di Londra l’ex professore di Cambridge al centro di un clamoroso caso di plagio: il corpo esanime di Jason Arday, 41 anni, è stato scoperto a Battersea, quartiere a sudovest della capitale britannica.

Secondo le prime informazioni l’ipotesi più accreditata sarebbe quella del suicidio, un prezzo terribile pagato per uno scandalo che nelle ultime settimane ha scosso il mondo culturale — e non solo — in Gran Bretagna.

Arday era stato salutato tre anni fa come il più giovane professore nero — per di più affetto da autismo — ad aver vinto una cattedra a Cambridge. Ma di recente era venuto alla luce che si trattava soltanto di un ciarlatano, un mitomane che aveva inventato incredibili imprese per abbellire il suo curriculum e aveva copiato di sana pianta intere parti dei suoi lavori.

Arday aveva sostenuto di aver imparato a leggere e scrivere solo a 18 anni, cosa che rendeva difficile l’ottenimento dei precedenti diplomi scolastici; di aver corso 600 miglia in 6 giorni, cosa che ne avrebbe fatto uno dei più grandi atleti di tutti i tempi; di aver partecipato a una trasmissione televisiva andata in onda prima della sua nascita; di aver pubblicato un libro inesistente. Ma soprattutto, ben 180 passaggi della sua tesi di dottorato sono risultati identici ad altri lavori di altri ricercatori.

Nessuno però, a Cambridge né altrove, aveva voluto mettere in questione le fandonie di Arday: lui era l’esempio riuscito delle politiche di «diversità e inclusione», il giovane nero, per di più disabile, che diventa una star accademica.

Quando qualcuno aveva cominciato a sollevare dubbi, erano partite le consuete accuse di razzismo: eppure nell’ambiente universitario i sospetti serpeggiavano, ma nessuno aveva il coraggio di parlare. Perfino la polizia aveva intimato a un giornalista di non indagare, perché si metteva rischio la salute mentale del docente.

Alla fine, sotto la pressione delle rivelazioni che si accumulavano, l’università di Cambridge aveva deciso di apire un’inchiesta sulla circostanze della nomina di Arday e lui si era dovuto dimettere dal suo incarico.

Il caso aveva suscitato un largo dibattito sui criteri di eccellenza accademica e su come questi vengano sempre più spesso piegati alle esigenze del «politicamente corretto». Ma immediatamente, come ormai usuale in tali situazioni, si è voluto far passare il concetto che l’accanimento contro Arday nascondesse in realtà connotati biecamente razzisti.

La famiglia di Arday ha reso pubblica una nota, confermandone il decesso: «Jason è stato bersaglio di una continua campagna diffamatoria per oltre tre anni dopo aver accettato la cattedra all'Università di Cambridge, guidata da coloro che erano disposti a tutto pur di screditarlo». «Questa campagna di disinformazione è stata insopportabile per Jason», hanno concluso i familiari.

Una vicenda dai contorni surreali che però, vista la deriva attuale del mondo anglo-americano, s’inquadra perfettamente come una storia di “ordinaria follia” dei nostri tempi.

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Il declino di una civiltà, notizia dopo notizia. L'ideologia si è mangiata ogni spessore culturale, gli squali finanziari hanno fatto il resto.
Rimane solo un'agonia priva di alcuna possibilità di fermarsi, macerie, surrealismo, scene grottesche di atrocità normalizzata.