L'idea più classista e anti meritocratica è quella dell'esistenza del Manager ovvero di un tizio provvisto di laurea in economia preferibilmente alla Bocconi e con master in USA che sa giochicchiare con i file excel e che non sa un emerito cazzo delle cose della sua azienda e che è convinto di essere in grado di guidare un'azienda indipendentemente da quello di cui si occupa. Per il manager pari è che si tratti di una banca, di un azienda che produce armi, scatolette di tonno o una casa editrice. E anzi può e deve saltellare da una azienda all'altra alla ricerca del massimo stipendio (lo dice la mano invisibile...eh) Questa è un'idea folle che però ha una funzione nascosta: quella di paracadutare al top i rampolli di buona famiglia con aderenze. Che questo modo di procedere che si è formato nella società e nell'economia negli ultimi trenta anni provochi disastri poco importa: tanto la realtà è che se lo fanno tutti, il livellamento è verso il basso per tutti. Ovvio che ora questo modello mostra la corda, perchè ci sono cinesi, indiani, sud coreani che ci morsicano le caviglie. E quindi le élites compradore occidentali non devono difendersi solo dai subalterni ma anche dalla concorrenza estera di paesi affamati. La verità vera è che hanno ragione i preti: uno per diventare Papa deve partire da prete mica può partire da cardinale perchè può vantare di aver studiato nel seminario più prestigioso. Insomma, il manager è una cazzata pazzesca.
Quanta verità in queste parole. Specialmente se questi manager hanno studiato alla Bocconi o in una delle altre prestigiosissime università in cui si insegna il pensiero unico ordo-liberista… per cui hanno competenze zero in tutti i campi della realtà al di fuori di quella del “mercato” che tutto regola è tutto dispone…
Io conosco qualche menagers che nei limiti del possibile fa proprie anche le esigenze dei lavoratori e sente su di se la responsabilità delle famiglie dei propri dipendenti evidentemente questi sono difetti di fabbricazione