Non è Fauci il punto In rete sta circolando molto più che nei media tradizionali tutto ciò che riguarda le nuove indagini e le polemiche intorno ad Anthony Fauci. Io, però, non ne ho parlato e continuo a non parlarne. Non perché ritenga irrilevante la vicenda, ma perché credo che rischi di trasformarsi nell'ennesimo catalizzatore di attenzione, nell'ennesimo scontro tra tifoserie, mentre il nodo centrale è altrove. Per me quella storia, nel suo significato più profondo, si è già conclusa da tempo. O, forse, non è mai davvero iniziata. Ciò che contava non era un singolo uomo, ma il meccanismo collettivo che ha permesso a una determinata narrazione di imporsi quasi senza resistenza. Le persone passano, i meccanismi rimangono. Non mi sorprende che, prima o poi, vengano riaperte discussioni, emergano documenti, si chiedano spiegazioni o si tenti di attribuire responsabilità. Fa parte della dinamica della storia. Ma non mi aspetto processi esemplari, né forche mediatiche, né una resa dei conti capace di cambiare davvero il corso degli eventi. Probabilmente assisteremo alle solite contrapposizioni: chi continuerà a difendere certe scelte, chi le condannerà con forza, mentre ciascuno resterà ancorato alla propria convinzione. Il punto, però, non è Fauci. Il punto è un altro, ed è molto più inquietante. Anche se domani emergessero nuovi elementi, anche se molte convinzioni venissero messe in discussione, il mondo sarebbe comunque pronto ad affidarsi alla prossima narrazione. Perché l'essere umano ha un bisogno profondo di trovare autorità, certezze e punti di riferimento. Cambiano i protagonisti, ma il copione resta sorprendentemente simile. La storia lo dimostra continuamente. Le élite, i gruppi di potere, le classi dirigenti, qualunque nome si voglia dare loro, cambiano volto nel tempo, ma il rapporto tra chi guida e chi segue si ripresenta con dinamiche ricorrenti. È un ciclo antico quanto la civiltà. È un po' come pensare che, dopo Tangentopoli, le persone avrebbero smesso definitivamente di credere nella politica. Non è successo. Sono cambiati i nomi, gli slogan, i simboli, ma il bisogno di credere in qualcuno è rimasto intatto. Il problema non è il singolo protagonista della storia. Il problema è comprendere perché, ogni volta, siamo così pronti a consegnare il nostro giudizio a una nuova narrazione, senza aver imparato fino in fondo la lezione della precedente. (RUBEN)