Ormai la mia lettura lenta de I Demoni di Dostoevskij si avvia all'epilogo. Difficile dire cosa mi rimarrà di questo romanzo; certamente l'impressionante prova di bravura dell'autore che è riuscito a scrivere un romanzo modernissimo nella forma che è allo stesso tempo semplice come un romanzo best seller contemporaneo e contemporaneamente complessissima nella coralità dei personaggi. E poi che dire dei contenuti? Semplicemente un'opera eterna quanto è eterno il Male. E forse più grande, inscalfibile ed eterno del Male stesso descritto da Dostoevskij vi è soltanto il suo pessimismo. Pessimismo esplicitato nel devastante dialogo tra Petr Stefanovic Verchovenskij e Kirillov prima del suicidio di quest ultimo.
E come dimenticare la terrificante confessione del Demiurgo del Male Nikolàj Vsèvolodovic Stavrogin? E poi l'ideologo Sigalëv, con la sua cupa filosofia nichilista che allora sembrava certamente al lettore così abnorme e distorta mentre è perfettamente plausibile oggi in epoca di post modernismo.
E poi, e poi, l'autodegradazione del malvagio, che incredibile a dirsi fa prima di tutto male a se stesso...
Un romanzo unico che ben ci racconta l'Uomo e che ancor meglio ci racconta i mille paradossi e contraddizioni della Russia: solo la Russia poteva dare i natali sia a Lenin che a Dostoevskij. Ma forse ciò che rende possibile questo sta nel sarcasmo pungente di Nicolaj Gogol' che ci ricorda quanto siamo insignificanti in questo pazzo, pazzo e contradditorio mondo.

3 comments

Marisa Pezzini
Caro Giuseppe, la tua breve ma perfetta recensione mi ha emozionato moltissimo! Credo che chiunque abbia letto o anche solo approcciato i grandi scrittori russi non può non avere iniziato ad amare sconfinatamente questa grande Terra. Grazie ♥️
Non finisco di leggere per rischio spoiler. Già appena ho letto suicidio di...MA PORC!!!!
...,sono dell'avviso di Giuseppe(il Nutritore ) di questo sito.Senza di lui e i suoi commenti politici e di critica letteraria questo blog sarebbe sterile,senza la forza di gravitá di attrazione.E riguardo a Dostoevskij penso che le sue opere brevi e lunghe siano la rappresentazione critica dell'Umanitá russa e panrussa che ha percorso una strada parallela a quella occidentale e quindi non destinata a scontrarsi. L'uomo e donna russi esprimono una psicologia che la cultura politica e letteraria europea tendono a sminuire perché esse hanno timore di non reggere il confronto nella capacità di resistere alla sofferenza del vivere che vediamo anche oggi nel conflitto nell'antica Russia di Kiev.