IL FOLLEMENTE CORRETTO James Hankins, un addio illustre a Harvard Federico Rampini Il classicista James Hankins ha iniziato a insegnare nel prestigioso ateneo nel 1985 divenendo un «emerito». Se ne va perché «Il miglior studente di Harvard… è stato respinto da tutti i programmi di dottorato a cui aveva fatto domanda. È il protocollo non scritto di non ammettere maschi bianchi» Se si vuol capire la crisi delle università di élite in America, ecco una testimonianza d’eccezione: l’addio a Harvard di uno dei più grandi studiosi della cultura classica occidentale, un italianista di fama mondiale. È un divorzio pubblico, annunciato e motivato perché Harvard ha ripudiato questa tradizione culturale: la nostra. È solo l’ultimo episodio di una storia che ha almeno sessant’anni alle spalle… James Hankins (nato nel 1955 a Philadelphia) è uno dei più importanti storici americani, uno specialista del Rinascimento italiano e della tradizione classica. È stato professore all’Università di Harvard dal 1985, e dopo oltre quattro decenni di insegnamento ha assunto lo status di emerito in quell’ateneo. Questo grande classicista, autore di oltre venti saggi tradotti nel mondo intero, la cui produzione spazia dall’antica Grecia all’epoca aurea della cultura umanistica italiana, oggi annuncia che lascia Harvard definitivamente. Non per anzianità, non per andare in pensione. Ecco perché, nelle sue parole: «Due settimane fa ho tenuto la mia ultima lezione a Harvard University, dove sono stato professore di storia per quarant’anni. Quattro decenni di esperienza in una delle principali università del mondo mi hanno offerto un punto di osservazione privilegiato per seguire la progressiva sostituzione della storia dell’Occidente con la storia globale. Questo cambiamento è una parte della ragione per cui le giovani generazioni si trovano oggi in uno stato di disorientamento morale e intellettuale. Sono arrivato al termine di un contratto quadriennale che avevo firmato nell’autunno del 2021. In quell’anno decisi che non volevo più insegnare a Harvard. Venivamo da quasi due anni sottoposti al rigido regime Covid dell’università. Si trattava di una forma di governo emergenziale che rispecchiava fin troppo fedelmente l’accettazione acritica, da parte dell’intero Paese, in nome della presunta “Scienza” sostenuta dal potere pubblico, di invasioni tiranniche della vita privata. A Harvard ai professori veniva imposto di tenere le lezioni con la mascherina e di svolgere i seminari su Zoom. Nessuna delle due pratiche era compatibile con la mia idea di educazione liberale».
Un quasi incredibile articolo di Federico Rampini sul Corriere. Dico quasi incredibile perché è una denuncia del "woke" quale non ricordo su un organo di stampa "così mainstream che più mainstream non si può" quale il "Corriere della Serva".
Non mi sorprende, però, che a farlo sia Rampini (un personaggio intelligente ma ambiguissimo), perché lui, da americano di passaporto e di cultura, occidentalista sfegatato, oltre che antiputiniano e antitrumpiano, da sempre ce l'ha avuta con l'idea "woke" che "la storia dell'Occidente, USA compresi, sia praticamente solo una storia di violenza e sopraffazione".
Anni fa vidi una sua conferenza e sul mio blog avevo pubblicato pure il filmato di un'altra conferenza dove diceva le stesse cose.
Ebbene, inaspettatamente lui, sicuramente anti-trumpiano, con questo articolo DA PIENAMENTE RAGIONE A TRUMP nell'opposizione, giusta e feroce, di quest'ultimo al "woke" e a come si è introdotto, come un'INFEZIONE INTELLETTUALE, perfino nei più prestigiosi atenei statunitensi.
Se questo sia un esempio di VELINA che è arrivata a Rampini, un "via libera" per mazzolare il "woke" perfino sulle pagine del "Corriere della Serva" (e, ricordo, poche settimane fa lo stesso Rampini ha cominciato a SEPPELLIRE LA NARRAZIONE CATASTROFISTA SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO!) o se se questo "revisionismo" venga fatto "sua sponte", io non lo so. Ma mi sembra un'altra cosa che fa capire che IL VENTO STA (SPERIAMO ...) CAMBIANDO. E sarebbe ora ...
Resta sempre da capire, per me, come un intellettuale che non da oggi critica la deriva "woke" in Occidente possa anche essere così anti-trumpiano. Ma questo è un problema di Rampini, non mio. Può anche darsi che, sotto sotto, non sia poi così scontento che abbia vinto Trump, almeno sotto questo aspetto, ma ovviamente "non può" dirlo pubblicamente visto gli ambienti che frequenta e dove lavora ...
Dico quasi incredibile perché è una denuncia del "woke" quale non ricordo su un organo di stampa "così mainstream che più mainstream non si può" quale il "Corriere della Serva".
Non mi sorprende, però, che a farlo sia Rampini (un personaggio intelligente ma ambiguissimo), perché lui, da americano di passaporto e di cultura, occidentalista sfegatato, oltre che antiputiniano e antitrumpiano, da sempre ce l'ha avuta con l'idea "woke" che "la storia dell'Occidente, USA compresi, sia praticamente solo una storia di violenza e sopraffazione".
Anni fa vidi una sua conferenza e sul mio blog avevo pubblicato pure il filmato di un'altra conferenza dove diceva le stesse cose.
Ebbene, inaspettatamente lui, sicuramente anti-trumpiano, con questo articolo DA PIENAMENTE RAGIONE A TRUMP nell'opposizione, giusta e feroce, di quest'ultimo al "woke" e a come si è introdotto, come un'INFEZIONE INTELLETTUALE, perfino nei più prestigiosi atenei statunitensi.
Se questo sia un esempio di VELINA che è arrivata a Rampini, un "via libera" per mazzolare il "woke" perfino sulle pagine del "Corriere della Serva" (e, ricordo, poche settimane fa lo stesso Rampini ha cominciato a SEPPELLIRE LA NARRAZIONE CATASTROFISTA SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO!) o se se questo "revisionismo" venga fatto "sua sponte", io non lo so.
Ma mi sembra un'altra cosa che fa capire che IL VENTO STA (SPERIAMO ...) CAMBIANDO.
E sarebbe ora ...
Resta sempre da capire, per me, come un intellettuale che non da oggi critica la deriva "woke" in Occidente possa anche essere così anti-trumpiano.
Ma questo è un problema di Rampini, non mio.
Può anche darsi che, sotto sotto, non sia poi così scontento che abbia vinto Trump, almeno sotto questo aspetto, ma ovviamente "non può" dirlo pubblicamente visto gli ambienti che frequenta e dove lavora ...