Lo ammetto, non ho mai letto nulla di Mario Vergas Llosa (come non ho mai letto nulla di Marquez) ma in questo momento avrei voglia di leggere un suo libro.
Scoprire che è uno scrittore vero, d'altri tempi, uno che ha dato un pugno in un occhio a Marquez per la divergenza d'opinione sulla Revolucion Cubana mi ha commosso. Certo aveva ragione Marquez che difendeva Castro e aveva torto Llosa che lo avversava. Ma non ha alcuna importanza.
Con quel gesto così esecrabile per i piccoloborghesi ha dimostrato di essere un vero scrittore; uno per il quale la letteratura è carne e sangue. E' frugare nelle proprie miserie e in quelle della società di cui si è parte e dunque responsabile.
Con quel gesto, Llosa - che Iddio ce lo conservi nella memoria - ha dimostrato che la letteratura e lo scrittore, esistono ancora.
Tutto non è ancora omologato; quel pugno in fondo, è contro la letteratura degli agenti letterari, dei fenomeni costruiti ad arte, premio letterario dopo premio letterario; comparsata televisiva dopo comparsata televisiva a ripetere quello che l'Augias di turno vuole sentir dire.
La letteratura è fatta di sangue e merda. non è quel mellifluo accrocco di frasi ad effetto da bacio perugina.
Scrivere non è il perbenismo dei Carifigli e dei Baricchi, sempre dalla parte del bene e del giusto. Maestri del comunemente ovvio dal facile applauso e dunque del profondamente sbagliato.
Quel pugno a torto di Vergas Llosa è il senso di tutto (e anche la bastardata carognesca di Marquez che si fece fotografare con l'occhio nero dai giornalisti...)
Il pugno era notoriamente dovuto ad una questione di donne. Il riflesso pavloviano di considerare dignitoso picchiare qualcuno per idee politiche depone molto molto male...