"Io ero miscredente, come i miei amici, come tutti i miei amici. Non andavo mai alla messa. A quell'epoca odiavo addirittura la Chiesa. Per la verità, oggi che sono credente, non so più perché l'odiassi. Era di 'moda', per così dire. Mi sarei vergognato se avessi dovuto dire ai miei amici che ero andato in chiesa. Non c'era in loro una vera ostilità verso la religione, bensì una specie di orgoglio nel non riconoscere la tradizione nella quale erano cresciuti. Non è che volessero rinunciare alla sostanza della loro tradizione; ma essi, anzi noi -io ero dei loro- ci ribellavamo alle forme della tradizione, perché non sapevamo che la vera forma è identica alla sostanza e che era puerile scindere l'una dall'altra. Era puerile, come ho detto: e infatti noi allora eravamo puerili. La morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali noi bevevamo, lieti e puerili."
L'analisi parte da un'età avanzata, gli anni che scorrono fino all'adolescenza sono i più lunghi intensi e formativi di tutti gli altri messi assieme. Giunti all'adolescenza tutti i sacramenti cristiani sono già stati intimati nel profondo dell'animo. Alcuni, tanti, perseverano senza dubbi, negli ultimi che portano praticamente alla tomba, spirituale e corporale, il matrimonio e la sacra unzione. Altri devastati dai dubbi e dalle batoste della realtà cercano un sussulto di umanità, qualsiasi umanità pure l'impossibile, ma fiaccati negli anni migliori della loro esistenza poi cedono di schianto di fronte al nulla di concreto che anni di catechesi gli anno dato. Il nulla, nessun punto di riferimento per potersi orientare nel senso profondo della propria esistenza terrena della ragione ed essenza della propria escursione in questa valle di lacrime sudore e sangue della cristiana incarnazione. Nessun punto di repere acquisito conociuto solo angoscia ansia e disperazione... puerili parole per puerili pensieri vani disperati transennati da calendari di santi inventati