Nelle Lezioni di Estetica, pubblicate nel 1835, Hegel sviluppa qui il suo concetto di morte dell’arte. Attraverso la nozione di morte dell’arte si intende in realtà l’incapacità di questa attività umana di arrivare alla Verità. Qualche decennio dopo arriverà un’altra morte, annunciata da Nietszche. Poi Foucault parlerà di morte dell’Uomo, non intesa in senso corporale, ma proprio in senso umanistico – fine dell’unità della nostra identità – e Gunter Anders ci mette una pietra sopra e dice che l’Uomo è diventato *antiquato*, e, quindi, da superare. Insomma, tutto il processo di modernizzazione è segnato dalla perdita di valori, di credenze, e soprattutto, della capacità umana di giungere alla verità. Siamo, in altri termini, *diventati nichilisti, scettici, procediamo a tentoni*, *senza punti di riferimento*. Eppure, noi tutti abbiamo bisogno di verità e di valori per vivere, cioè per dare un senso alla vita. La radice vera dei nostri guai esistenziali, al netto delle preoccupazioni economiche, sta in questa contraddizione: che la verità non si trova, i valori non si percepiscono, ma noi ne abbiamo bisogno per dare un senso alla vita. E, infatti, poiché questo bisogno è assillante, non essendoci valori condivisi, ognuno si sceglie i propri: abbiamo così la privatizzazione del senso della vita. Procediamo in ordine sparso, ognuno con il proprio senso, in competizione selvaggia con quello del nostro vicino. Che, se ci pensiamo, è funzionale alla legge del Mercato, che uniforma le nostre relazioni economiche. Siamo diventati cellule impazzite che si fanno la guerra, che negano all’altro il giusto riconoscimento necessario per sentirsi essere umani. E, questo avviene non solo contro gli immigrati, ma anche agli esclusi fra noi. In questo deserto sociale, l’unica nostra àncora di salvezza è la Morale. Ma che cos’è la Morale? Non certo il bieco moralismo, un atteggiamento che ci obbliga dentro un recinto di “astratte considerazioni di ordine morale”, che è da respingere. La morale è un’altra cosa: è intendersi come l’unica categoria di pensiero che possa coniugare verità e senso generale della vita, perché si occupa del Bene e del Male, e ha a che fare con il nostro comportamento pratico. Solo la morale da un senso alla vita, la tiene unita, la solidifica come il cemento armato fa con le nostre case. Se si vive senza morale, se si va oltre il bene e il male, ogni cosa perde valore, le relazioni umane si chiudono all’empatia e all’affettività, un paesaggio sublime o una notte piena di stelle perdono qualsiasi alone di mistero e di sacralità, perché tutto è rapportato alla vacua e precaria transitorietà dell’essere. Senza morale niente ha valore per essere salvato (tanto meno l’onestà), né la bellezza del singolo evento né la vita dell’uomo, che diventa mero strumento da sfruttare, frammento insignificante, pezzo arido di materia emerso dal Nulla. Recuperare il senso morale è la più grande rivoluzione del XXI secolo, perché senza di esso non si potrà fare nemmeno quella, obbligata, di salvare il pianeta dal saccheggio delle risorse e dalla rapacità delle dinamiche economiche.
3 comments
Stratificazioni Prospettiva Verticale
È la sfida dei tempi all'umanità. Pasolini nel suo ultimo atto descriveva l'uomo contemporaneo come autoscontro. E invitava ad una rinascita spirituale. Il Nichilismo è una febbre puerperale, uomo "conosci te stesso". E la via dell' evoluzione umana procede così: Un passo nella conoscenza tre nella morale. Rudolf Steiner, maestro dei nuovi tempi, ha offerto all' umanità gli strumenti. Da "La filosofia della libertà" a "Come si può superare l'angoscia animica del presente". Buono, Bello e Giusto sono universalmente soggetti, la Verità è sempre luminosa via
Un passo nella conoscenza tre nella morale. Rudolf Steiner, maestro dei nuovi tempi, ha offerto all' umanità gli strumenti. Da "La filosofia della libertà" a "Come si può superare l'angoscia animica del presente". Buono, Bello e Giusto sono universalmente soggetti, la Verità è sempre luminosa via