"Cattivi sono i tempi in cui si deve difendere l'ovvio" (B.Brecht)
Strade vuote. Negozi serrati. Silenzio, desolazione, terrore. Devastante impatto emotivo. Lo spettro della chiusura, usato vilmente dall'autorità come giustificazione per legittimare l'oscenità giuridica del lasciapassare verde, è ancora vivo e presente nella mente della maggioranza degli italiani. Non si indagano i perché di quelle scelte, il loro reale scopo. Basta un "altrimenti ci richiudono" e tutto è concesso. Ogni boccone amaro, mascherato da compromesso, viene ingoiato al solo sentir pronunciare la parola lockdown. Anche il dibattito pubblico sull'argomento è oramai ridotto all'osso. È povero di contenuti, offensivo per l'intelletto umano. Quando si osa criticare il pass di regime, la risposta degli acerrimi difensori del vergognoso provvedimento è sempre la stessa: "Alternative?". Tutto ciò senza nemmeno uno straccio di argomentazione concernente le criticità costituzionali del provvedimento o di carattere scientifico. La realtà è che sarebbe sufficiente "vivere normalmente", curare i malati, lasciando in pace i sani. Nessuno ha il fegato di dirlo pubblicamente. Le bizzarre regole comportamentali prima ed il fitto groviglio normativo poi esistono solo perché, senza di essi, non accadrebbe nulla e l'inganno sarebbe svelato. Sono in essere affinché lo show vada avanti e le nostre esistenze siano totalmente immerse nella fictio pandemica. La quotidianità, l'esperienza, il tangibile, le manifestazioni e gli "assembramenti" di questi giorni di passione, ne sono la prova concreta. Le catene potrebbero essere facilmente spezzate. La vita, piena, vera, impetuosa, priva di filtri, è lì, dinnanzi a noi, a portata di mano. Bisogna avere solo il coraggio di riprendersela.