Viktoria Nuland e Otto von Bismarck

Forse davanti al caminetto, Viktoria Nuland e suo marito, Robert Kagan, avevano letto la gelida riflessione di Otto von Bismarck a proposito del disegno di un possibile indebolimento della Russia.
Il primo ministro prussiano aveva idee chiare ma viveva nell’ultimo quarto del XIX secolo. C’è da chiedersi se, per caso, Viktoria Nuland e Robert Kagan abbiano dato un’occhiata al calendario mentre si apprestavano a mettere in pratica quel disegno.
“La forza della Russia” scriveva Bismarck “può essere insidiata soltanto mediante la sua separazione dall’Ucraina. Quelli che vogliono che ciò accada non devono soltanto dividerle, ma devono mettere l’Ucraina contro la Russia, aizzare l’una contro l’altra le due parti dello stesso popolo e assistere allo spettacolo del fratello che uccide il fratello. Per realizzare ciò, essi devono individuare e istruire traditori nel seno dell’élite nazionale e, con il loro aiuto, cambiare la coscienza di una parte del popolo, a tal punto che essa aborrisca tutto quanto è russo, aborrisca la propria stessa stirpe, senza che nemmeno se ne renda conto. Il resto lo farà il tempo”
Un programma di straordinaria chiarezza che è stato realizzato un secolo e mezzo dopo, punto per punto, dalle squadre di agenti americani, canadesi, polacchi, britannici, e con l’aiuto di una numerosa quantità di “traditori”, pescati e comprati in seno all’élite nazionale ucraina.
Il problema è che Bismarck aveva ben descritto cosa si sarebbe dovuto fare con il popolo ucraino per ingannarlo, tradirlo, costringerlo a dimenticare la sua origine e la sua storia. Ma non aveva dato indicazioni o formulato ipotesi circa la possibile reazione del popolo russo. E l’improvvisazione degli americani si manifestò proprio su questo punto. Mentre l’Ucraina perdeva se stessa, trascinata nella trappola che le era stata tesa, la Russia rinasceva dalle sue ceneri.

Giulietto Chiesa - Putinfobia

1 comment

Francesco
Ancora piĂą impressionante apprendere che lo scrisse Giuletto Chiesa qualche anno fa. Tutto era giĂ  chiaro allora