Segnali di vita giornalistica in Italia. Ho appena visto la nuova trasmissione "Inside", su Italia 1, una gemmazione de "Le Iene" dedicata a inchieste vecchio stile, depurate dalla fuffa d'intrattenimento. Titolo della puntata di oggi, a cura di Antonino Monteleone e è “Suicidio o omicidio: si riapre il caso David Rossi?” interamente dedicato al manager del Monte dei Paschi di Siena precipitato dalla finestra del suo ufficio, il 6 marzo del 2013, nel bel mezzo di una bufera mediatica, finanziaria e giudiziaria. Per chi non avesse visto la trasmissione, consiglio di cercarla non appena sarà in rete. Di quella vicenda, tutto fa pensare che non sia una cronaca nera di provincia, ma l'ennesima tappa dei più torbidi grandi misteri d'Italia. Ma non è nemmeno di questo che voglio parlarvi. Fra le tante perle della trasmissione, una più di tutte mi ha colpito, perché ha messo a nudo in maniera perfetta uno dei grandi vecchi della politica italica, Giuliano Amato (e con lui tutto un mondo che ci ha tenuti in pugno per decenni). Incalzato dalle domande insistenti, precise, circostanziate di Monteleone sui suoi rapporti con i vecchi vertici del Monte dei Paschi, Amato appare incredulo. Proprio si vede che non può concepire che un giornalista non si fermi alla prima domanda. Il cronista gliene fa una seconda e poi anche altre perché non si fa incantare dalle sue elusioni, e poi altre ancora. Giuliano Amato, a 84 anni suonati, sembra scoprire con sgomento che quello scudo sempre ritenuto invulnerabile perché nessuno osava vulnerarlo, era pura carta velina. Abituato malissimo (o benissimo dal suo punto di vista) da giornalisti zerbini, non sembra ritenere esistente e reale un giornalista che fa il giornalista. Ormai innervosito se ne esce con una significativa frase rivolta a Monteleone (vado a memoria): "provo tristezza che un giovane come lei per guadagnarsi da vivere sia costretto a fare queste domande". Se ci pensate in questa frase c'è tutta l'essenza dello sguardo sul popolo da parte delle classi dominanti. Derubricare una professione svolta con passione a un inseguimento misero della pagnotta. Non riconoscere una dignità adulta all'interlocutore trattato come "un giovane" che deve ancora imparare le cose del mondo. Si dà il caso che Antonino Monteleone abbia 37 anni, un'età in cui un Mozart aveva già scritto tutte le sue opere. Ma anche senza rifarsi a Mozart, Monteleone ha già una significativa carriera da giornalista d'inchiesta coraggioso che non si è fermato nemmeno davanti a minacce e ritorsioni mafiose gravi. Figuriamoci se si ferma davanti a un Amato che balbetta che il giornalismo non deve fare domande e che i giornalisti non sono pagati per quello. Proprio così! Vedere Giuliano Amato perdere lucidità, annodato dalla sua stessa arroganza di classe e dalle proprie omissioni è stato uno spettacolo impagabile, che apriva un universo di possibilità nuove. Se il giornalismo non spuntasse solo in qualche isola dei media, lasciata miracolosamente in mezzo a oceani di menzogne ipnotiche, esisterebbe una società migliore. Esiste una strada possibile.
Illusioni. Mediaset non tocherebbe mai i poteri elitari forti se non per liberarsene e riciclarli con nuovi. È certamente in atto un cambio della guardia, ma non sono così sicuro sia una buona cosa. Ricordate Tangentopoli che fu cresto per eliminare l’ultima classe politica decente.
La strada possibile esiste ma e' molto difficile da perseguire e soprattutto e' difficile far rendere conto al popolo come l'informazione sia manipolata a piacimento dai cosiddetti poteri forti . Serve un progetto serio ed indipendente d'informazione che riesca a raggiungere una platea ampia di elettori.
"novax".