https://www.youtube.com/watch?v=hGXrVjvo9ioMai, dalla nascita di internet come strumento di consapevolezza diffusa, la libertà di espressione e di manifestazione del pensiero sono state così a rischio come oggi. L’intolleranza per le opinioni altrui ha raggiunto, e francamente superato, tutti i livelli di guardia: si fanno esposti alla magistratura per rimuovere contenuti legittimi, si spendono montagne di soldi per promuovere l’informazione ufficiale di giornali e televisioni, demonizzando i social network, si costruiscono gruppi di lavoro (denominati Task Force) che nascono ed operano al solo scopo evidente di impedire ai cittadini di scambiarsi informazioni al di fuori di quelle consentite, alcuni in seno allo stesso servizio pubblico (e non dovrebbe sfuggire il paradosso), altri addirittura sotto il diretto controllo dell’esecutivo politico. Un paese dove il Governo controlla l’informazione come lo si potrebbe definire? Infine, si oscurano i video dove vengono espresse opinioni non autorizzate, anche se i cittadini le condividono, e anche se hanno milioni di visualizzazioni. Si tratta di una forma di delirio: è l’arroganza di coloro che si ritengono depositari della verità assoluta e, con una forma inammissibile di paternalismo insidioso, stabiliscono che i cittadini non hanno la necessaria facoltà di discernimento e debbono essere posti tutti sotto tutela. La tutela da parte di coloro che sono autorizzati a decidere cosa è giusto pensare e cosa no, cosa è permesso dire e cosa no.
Di fronte a questa pericolosa deriva autoritaria, forme di protesta individuali non sono più sufficienti. È necessario che i cittadini che ancora ricordano il significato autentico dell’Articolo 21 della nostra Costituzione si riuniscano in un fronte comune, trasversale e apartitico, per tracciare la linea che non va oltrepassata, organizzando forme di tutela collettiva e di pressione organizzata che possano preservare, e consegnare ai nostri figli, la libertà più grande di tutte: quella di esistere in quanto persone coscienti, in grado di immaginare e concepire il mondo e i suoi fenomeni in maniera coerente con la loro capacità di analisi e le loro attitudini. E soprattutto, quella di comunicare tra di loro.
Chi condivide l’urgenza di tradurre in fatti questi nobili obiettivi, nell’interesse di tutti i cittadini (perché
la libertà o è di tutti, o non è di nessuno) scarichi e legga il Manifesto del Patto per la libertà di espressione e
metta la sua firma a questo indirizzo: https://go.byoblu.com/Patto. Sarete contattati a breve per l’inizio dei lavori.
Cosa proponi?
Ora, buon ascolto a tutti... https://youtu.be/OYidKFIDPBQ
In nome della liberta' senza fazioni di informazione
Da un lato le task forces, si', vero!
Dall'altro le fake news, gli investimenti per generare viralizzazioni che di spontaneo hanno poco; le grosse spese in termini di denaro per il coinvolgimento di societa' come Cambridge Analytica.
Lo scambio di info su Facebook e' davvero libero?
E... altra domanda: perche' qui si critica il marcio solo da una parte sola?
b) la qualità di una affermazione, o di una tesi, non si misura dal curriculum di chi la propone, o la
espone, ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto
Secondo me ineccepibile il fatto che non debba esistere il principio di autorità.
Tipico ad esempio che un premio nobel possa svalvolare.
Ma secondo me andrebbe espresso meglio il "ma dalla solidità delle argomentazioni a supporto".
Chi o cosa stabilisce la solidità di una argomentazione?
Spesso senza basi, in molte materie, non si puó comprendere un discorso decisamente tecnico.