Si trascorre la vita a interrogarsi sul senso delle cose, della vita, poi magari, a un certo punto della vita si accerta che non esiste un senso della vita. Ma, avverte György Lukács, il senso della vita è una categoria che in natura non esiste, appartiene solo all’essere sociale per eccellenza, vale a dire all’uomo. Una vita di successi e di gratificazioni e specularmente una vita di fallimenti e di delusioni, osserva per esempio il pensatore ungherese, hanno le medesime determinazioni sociali. L’appagamento umano ha dunque radici profondamente sociali, che lo discostano un pochino dal resto del regno organico. A leggere Lukács si impara a essere cauti nel considerare l’uomo un essere davvero evoluto: speciale sì, questo è indubitabile, ma sulla questione dell’evoluzione ci sarebbe da opinare. Lukács è quel tipo di materialista dialettico che fa pensare che si sia installato su un satellite per osservare le vicende umane da un’opportuna distanza per poterle descrivere. Personalmente preferirei considerare l’uomo un essere organico trasformato, come impone il tempo a qualunque ente dell’universo. Concordo sulla definizione di “materia pensante”, qualunque cosa significhi il pensiero. Alla stessa stregua si deve considerare la noia, massima espressione del distacco dal regno della necessità. Insomma bisogna avere del tempo per non provvedere a se stessi e agli altri per permettersi il lusso di annoiarsi. Immagino che nel passato remoto dell’uomo, quando questi svolgeva l’unica professione ammissibile, cioè quella del cacciatore-raccoglitore, gli fosse estraneo il concetto di noia, e anche di senso della vita. Osservare il gatto domestico è fonte di ispirazione di questi pensieri. Impossibile rilevare stati di noia in questa creatura commensale dell’uomo, capace di trascorrere la maggior parte del tempo a sonnecchiare. Il gatto non si annoia, basta a se stesso, a maggior ragione se è sterilizzato, e pare che non si arrovelli sul senso della vita. Così noi umani siamo condannati a questo stato di cose, a interrogarci sul senso di Di Maio, Draghi, Gruber, Fazio, Gramellini, Biden, i Maneskin, la guerra alla Russia, l’inoculazione di farmaci mortali, che sono dannatamente espressione dell’essere sociale. Questo è il problema! (Valter Rossi, facebook)

3 comments

...oppure non è un problema!
Io ho sempre dato un Senso a tutto quello che mi circonda che mi capita a quello che succede nel mondo. Questa per me è il Senso della Vita.
Chi ha avuto un gatto sa benissimo che i gatti domestici si annoiano a morte e rompono le scatole fino allo sfinimento se non li fai giocare. ,😁😁😁😁