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5 comments

La meloni e' peggio di Monti perché e' falsa.......ma peggio di lei sono i boccaloni che le credono.....
Poi lo vedo grazie
Da un po' di tempo seguo anche Matteo Brandi che ha fondato un partito chiamandolo Pro Italia. Interessante.
ADDIO A FRANCO ANGIONI, IL GENERALE-EROE:
STUPÌ IL MONDO PROTEGGENDO I PALESTINESI
Era l'anno del Mundial. «Ciao, Paolo Rossi!»: così i ragazzini libanesi salutavano festanti i soldati italiani, contenti di vederli a Beirut a proteggere la popolazione nel paese invaso da Israele. Li guidava il generale Franco Angioni, comandante della Folgore. Un uomo capace di stupire il mondo. «Una notte qualcuno sparò contro il nostro quartier generale», raccontò. «Rispondemmo subito, uscendo con i carri armati a pattugliare le strade. Così ci guadagnammo il rispetto di tutti: ci dissero che nessuno, in Medio Oriente, osa combattere di notte». Angioni si è spento il 28 ottobre, all'età di 92 anni. Unanime il cordoglio. «Il volto moderno delle forze armate italiane gli deve molto», scrive “Repubblica”, ricordando «il parà dai modi concreti e poco marziali» che ha guidato la nostra prima missione di pace, rimasta forse la più rischiosa.
Restano storiche le immagini di Angioni accanto a Pertini nelle strade di Beirut dilaniate dalla guerra civile. Obiettivo della missione: assicurare la partenza dei miliziani dell’Olp di Yasser Arafat, assediati nella capitale dall’esercito israeliano, e poi garantire la sicurezza dopo i massacri di civili palestinesi nei campi profughi di Sabra e Chatila: un orrore di cui erano stati responsabili i guerriglieri cristiano-falangisti alleati di Tel Aviv. Quella in Libano, scrive sempre “Repubblica”, era la prima spedizione militare italiana all’estero, vissuta superando difficoltà e carenze di equipaggiamento «con una dimostrazione di efficienza che ha impressionato gli alleati».
Il nucleo del contingente era formato dalla Folgore, affiancata da reparti di bersaglieri, fanti di marina del San Marco, incursori e carabinieri: oltre duemila ragazzi di leva, giovanissimi. «Gli scontri a fuoco non sono mancati: ci fu un unico caduto, il marò Filippo Montesi, e 76 feriti». Angioni ha avuto il compito di «inventare uno stile italiano in queste attività, in cui alla determinazione nelle operazioni militari si è aggiunta la mobilitazione per dare sollievo alla popolazione». Fondamentale l’assistenza medica: gli ambulatori per i libanesi hanno cementato un legame con tutte le comunità. «Un modello che venne studiato nel mondo e copiato persino dall’Armata Rossa sovietica in Afghanistan».
Statunitensi e francesi, che formavano la parte più numerosa della coalizione internazionale, hanno invece avuto rapporti molto tesi con le comunità musulmane. «Sono stati colpiti da due attentati terribili, che hanno segnato la nascita del terrorismo sciita sponsorizzato dall’Iran: nell’ottobre 1983, autobombe hanno distrutto la caserma dei marines e quella dei legionari, causando 307 morti. La flotta statunitense per ritorsione ha sparato con i grossi calibri di una corazzata contro le presunte basi degli attentatori. Poi entrambi si sono ritirati». Gli italiani sono stati gli ultimi a partire, nel marzo 1984, mantenendo un presidio a tutela dei civili palestinesi, «l’unica popolazione che – dopo l’esilio dei miliziani a Tunisi – non aveva forze di protezione».
Tutta Beirut ha conservato un ricordo positivo del nostro intervento. Disse Angioni, intervistato da Enzo Biagi nella capitale araba: «Abbiamo un rapporto ottimo con i libanesi e con i palestinesi, con i quali non è possibile non entrare in confidenza: passiamo nei vicoli dei loro campi e siamo a stretto contatto. Siamo l’unico contingente, qui, a dover gestire 24.000 profughi palestinesi e lo abbiamo fatto con delicatezza». Ebbene sì: l'Italia di Angioni (e Pertini) si mobilitava per salvare i palestinesi. Al rientro del contingente, il presidente-partigiano elogiò il generale: «I nostri militari hanno saputo compiere il loro dovere, e lo hanno fatto con umanità: bisognava vedere come erano amati dalla popolazione palestinese».
Giorgio Cattaneo