Per fare liste elettorali in fretta e furia, mentre incalza la burocrazia più folle del mondo in un mese in cui chiude quasi tutto, non ti basta la migliore buona volontà, credimi. Il tutto avviene per giunta dovendo quadrare con una legge dalle regole astruse, una normativa che non prevede la democrazia delle preferenze ma l’arbitrio dei posti in lista affidato a pochi individui. Comporre liste significa una marea di culi e poche sedie. Significa dire dei “no” spietati a persone di cui ti fidi e che si fidavano di te e farti strappare dei “sì” da persone che conosci poco e con cui non hai costruito la fiducia; significa guidare la Macchina delle Delusioni e non avere tempo di assorbirle né compensarle, con partiti fragili e ambizioni grandi e piccole non tutte dichiarate in partenza. Quel che di norma è un errore, in questo contesto diventa un macro-errore che si trascina catene di errori aggiuntivi. Risultato: la Grande Lista Unica dell’Opposizione non esiste e tutti pensano che la lotta sia intorno alla conquista di pochi voti. Cogliamo dei segnali che hanno fatto capire a Paragone che l’idea originale di correre da solo (chiudendo agli altri) ha appannato la sua prospettiva e lo ha costretto a rincorrere le contingenze o qualche alleato ingombrante a scapito di Alternativa che si è fatta il mazzo per fare opposizione seria. Vediamo che Italia Sovrana e Popolare ha unito diversi soggetti politici, ma ha impostato i messaggi su una campagna vecchio stile, dal decollo difficilissimo. Alternativa non è riuscita a partecipare in tempo alla condivisione di liste con altri soggetti e ha smontato a caro prezzo il possibile accordo con Paragone. Sento tutto il peso dei miei e nostri passi falsi. Di sicuro non abbiamo agito per vantaggi personali né per accordi di breve periodo. La lista Vita, d’altro canto, imposta tutto sull'illusione suicida che i voti si prendano dichiarandosi come i puri che epurano con liste di proscrizione. La lista di Unione Popolare è nel frattempo un’operazione Mélenchon-ma-non-posso. La sinistra radicale in Italia affonda nella sua “coazione a ripetere”. Altre forze piccole e molto parziali inseguono con altre proposte elettorali. Quest’area vasta dell’opposizione così non funziona, perché si lotta per il 3%, un obiettivo miserabile per nani politici. L’opposizione, il dissenso, la resistenza, l’alternativa in Italia non è il 3%. C’è un popolo non rappresentato, tradito da chi prometteva cambiamento come il M5S e certi settori della Lega, disgustato dalla realmente disgustosa offerta dei partiti della guerra, della penuria, dei green pass e dei diritti calpestati. Parliamo di tanti milioni di persone. Alle quali dobbiamo chiedere scusa per non aver unito meglio le nostre energie, ma alle quali dobbiamo anche spiegare che occorre pazienza per costruire quel che non è stato possibile costruire sotto la sferza della legge elettorale Rosatellum. È dunque andata così, ci saranno più liste, non un’unica lista, con candidati agguerriti e candidate grintose e competenti. Il mondo non finisce il 25 settembre e saremo in campo più che mai anche dopo, succeda quel che succeda. Ma anche prima del 25 settembre si può fare un passo in avanti. Ho una proposta semplice per i vari partiti che lavorano per dare voce a questo popolo, che non vale il 3% ma molto di più. Non stiamo qui a farci concorrenza, che porterebbe al nulla. Stiamo qui a combattere una battaglia comune per superare il neoliberismo, la dittatura dello spread, l’Europa della penuria e della guerra, l’invasione dei nostri corpi da parte di entità autoritarie e irresponsabili. Propongo a tutte le liste appartenenti al mondo che si è opposto al governo Draghi di migliorare ancora i buoni rapporti dati dagli obiettivi comuni. Di non perdersi nelle battaglie di retroguardia o a pestarsi i piedi mentre gli altri blindano l’Agenda Draghi (guerra e razionamento). (2/3)
Il mercato delle vacche dove comari e compari sgomitano per le comode poltrone. Ma lo avete capito che dal popolo italiano non gli frega una bella mazza!!! Tanto per non farmi più prendere per il culo questa volta voterò per il cesso 💩🚽
Paragone non ha voluto correre da solo ha aperto a chiunque: non ha voluto per opportunità rinunciare al simbolo Italexit essendo già stato presente nelle amministrative e avendo superato la soglia di sbarramento del 3%