Quest’urgenza di esaltare chi completa prima le cose, chi brucia tutte le tappe, è innanzitutto un modo per spingere le persone a competere brutalmente e a considerare la vita come una gara. Ma è anche un enorme desiderio di morte collettivo, legato all’ansia di esaurire tutto al più presto. In mancanza di senso, resta soltanto la velocità. “Perché lo sto facendo? Non lo so. Ma ho fatto molto presto”. Oggi chi non si ferma è perduto. È uno di quei casi in cui "ci vuole più coraggio e forza di carattere per fermarsi o addirittura per volgersi indietro che per andare avanti". (Tlon pagina facebook)
Concordo, ho appena fatto un anno sabbatico. Non ho fatto assolutamente niente ed è stata la cosa migliore che ho fatto nella mia vita (dopo mia figlia)
La verità è che chi è velocissimo e geniale si cucca tutti gli anni della scuola pubblica come chi è lentissimo e per lui è uno strazio. Servirebbero spazi di accelerazione per i geni dato che gli spazi di rallentamento per gli altri ci sono già a sufficienza.