Duemila anni fa c'era chi lavorava per unire i popoli e combatteva i soprusi, le ingiustizie, il potere e l'avidità del commercio finalizzato al profitto. Fu tradito dall'unico intellettuale del suo gruppo, tale Giuda. I cuori semplici sono spesso colpevolizzati. Viene loro imputato di non cogliere la complessità delle cose. Eppure, è proprio nella complessità che si nasconde bene chi cerca riparo per le sue trame oscure. Semplicità e Verità sono sorelle e si tengono per mano. Difendere gli uomini semplici è difendere la vita. Il popolo a la sovranità sono concetti semplici: rimandano a legami naturali. La finanza speculativa, gli artifici giuridici, i labirinti normativi che difendono i privilegi delle caste sono geroglifici impossibili da decifrare, alveari senza uscita, perfetti per celare l'ovvietà del sole che scalda, della pioggia che bagna, dell'amore che infonde. la complessità ha fallito. La complessità ha tradito. È venuto il tempo per l'Uomo di recuperare se stesso e il senso della vita. È giunto il momento per tutti di tornare ad essere uno. Quel giorno è oggi, quel momento è adesso.

Dialoghi tra lo psicoterapeuta Mauro Scardovelli, fondatore di UniAleph, e Claudio Messora, fondatore di Byoblu, per l'istituzione di nuovo laboratorio di pensiero che risvegli l'Uomo al suo destino.

https://go.byoblu.com/ScardovelliMessora

14 comments

Non credo che verità vada sempre a braccetto con semplicità
Un integrale è indubbiamente vero, ma il calcolo integrale non è semplice.
O meglio... E' sempre definibile semplice ciò che siamo in grado di comprendere e fare: ergo tale concetto è sempre relativo.
Sfruttare un sillogismo fallace come quello per cui "semplice" = "vero" serve solo a illudere chiunque in un dato momento non capisca una cosa, che quella cosa che non comprende è dunque falZa e pericolosa.
Cito apposta un modo di fare ironia sul web, mettendo una "Z comica" là dove sta bene
Ma ancora più comico è questo incipit.
No, non esiste un universo noto in cui "semplice" = "vero" o in cui "naturale" = "bono".
Esiste solo in chi manipola le parole per ottenere consenso
Altra caduta di stile...
Purtroppo. Deluso nuovamente.
Tommaso
Sono d'accordo con quanto dici però non credo alla caduta di stile anzi questo è un posto dove è possibile migliorare la nostra capacità critica con il dialogo anche quando si hanno punti di vista non omologati.
sono d'accordo che su Byoblu ci sia libertà di espressione, e, devo dire, nessuno ha mai cancellato un mio commento, per quanto aspro. Da questo punto di vista non posso che elogiare la piattaforma di Messora e il suo lavoro
Massimiliano
Perché scusa?
Per il cambiamento di un organizzazione i leader devono adottare un metodo composto di 8 fasi:

1 Creare un senso di urgenza;
2 Raggruppare una coalizione forte;
3 Creare una visione e gli obbiettivi strategici per realizzarla;
4 Allargare la platea dei partecipanti;
5 Eliminare gli ostacoli contro il raggiungimento degli obbiettivi;
6 Generare e premiare le vittorie di breve termine;
7 Sostenere i cambiamenti vittoria dopo vittoria;
8 Consolidare il sistema articolando il cambiamento alle nuove abitudini acquisite;

Qualsiasi leader, associazione, movimento o quant'altro si prefigga di guidare un organizzazione al cambiamento non può e non deve tralasciare qualsiasi di questi 8 punti per non rischiare di fallire.

Kotter
Massimiliano
Mi auguro che ritorneremo ad assoporare il semplice gusto della vita, fatto di valori e di cose semplici, ci stanno lomotomizzato la nostra mente, non siamo più in grado di pensare con il nostro cervello, non siamo più in grado di avere una personalità propria, ci hanno bombardato con ogni mezzo. Quando sento che qualcuno da voce a chi come me non può far nulla in mezzo tutta questa giungla, mi sento sollevato.
Telejack
Sono punti di vista condivisibili. Credo che sia molto difficile formulare "metodi per cambiare", ciò nonostante occorre sempre tentare di farlo.
Io credo che la ragione che ha cambiato in modo assolutamente determinante la direzione dell'umanità e quindi anche ovviamente dei singoli popoli sia stata quella che io chiamo "l'ubriacatura di energia".
Dal momento in cui è stato disponibile il petrolio si è persa la nozione spazio/temporale collettiva.
Ci si è convinti che tutto fosse possibile.
La perdita del senso di fatica ha indotto tutti a convincersi che bastava "avere idee" per vivere bene. Si è privilegiata la comodità alla dura realtà fisica.
Adesso ci si sta rendendo conto, molto lentamente ed in modo estremamente disordinato, specialmente per ragioni ambientali, che quella era una illusione.
Credo che questo sia uno dei canali che farà convergere molte persone di diversi strati economici, politici e culturali a ripensare la loro vita.
Non voglio sfruttare troppo l'attuale contingenza, ma questo teatro di cartapesta creato con questa infezione, credo che faccia riflettere molto le persone comuni.
Credo che i veri cambiamenti avvengano così, perché non se ne può fare a meno.
Chi non è "disperato" non cambia.
Chi non è disperato resta sul divano e guarda la TV.
Scusate, ma ho buttato lì delle cose.
Raccogliete, se c'è qualcosa di buono.
Maria Cristina
Non sono molto brava col le parole, ma provo le sensazioni che sono state espresse nel video sia da Claudio che Mauro. Non mi riconosco nel Sistema e sarebbe molto bello che l'umanità comprendesse il senso vero della VITA. Grazie
Sergio Galantin
Telejack
Sono punti di vista condivisibili. Credo che sia molto difficile formulare "metodi per cambiare", ciò nonostante occorre sempre tentare di farlo. Io credo che la ragione che ha cambiato in modo assolutamente determinante la direzione dell'umanità e quindi anche ovviamente dei singoli popoli sia stata quella che io chiamo "l'ubriacatura di energia". Dal momento in cui è stato disponibile il petrolio si è persa la nozione spazio/temporale collettiva. Ci si è convinti che tutto fosse possibile. La perdita del senso di fatica ha indotto tutti a convincersi che bastava "avere idee" per vivere bene. Si è privilegiata la comodità alla dura realtà fisica. Adesso ci si sta rendendo conto, molto lentamente ed in modo estremamente disordinato, specialmente per ragioni ambientali, che quella era una illusione. Credo che questo sia uno dei canali che farà convergere molte persone di diversi strati economici, politici e culturali a ripensare la loro vita. Non voglio sfruttare troppo l'attuale contingenza, ma questo teatro di cartapesta creato con questa infezione, credo che faccia riflettere molto le persone comuni. Credo che i veri cambiamenti avvengano così, perché non se ne può fare a meno. Chi non è "disperato" non cambia. Chi non è disperato resta sul divano e guarda la TV. Scusate, ma ho buttato lì delle cose. Raccogliete, se c'è qualcosa di buono.
Cambia anche chi è disposto a farlo, affascinato dal cambiare in meglio, sperimentare... Egregio "Connettore A Distanza" (o Connettore Remoto), l'ubriacatura di energia è un'immagine (realistica, intendiamoci,) molto evocativa, ma se immaginassimo un'energia disponibile a danno "zero" (altrettanto realistica quanto l'ubriacatura di cui sopra) e coltivassimo la "pratica del concretizzare idee ampiamente discutibili e confrontabili" vivendo il piacere di sviluppare fatica per produrre soddisfazione e piacere nel realizzare o compiere, dice che si riuscirebbe a riequilibrare l'ordine naturale delle cose e poter assecondare o perseguire cambiamenti senza dover generare la disperazione a funzione di detonatore delle forze ed energie comunque disponibili? Il "divano", a quel punto, diverrebbe un luogo ideale all'incontro attivo con altre idee?, ...ed anche un pratico e accogliente e domestico luogo per praticare l'ozium indispensabile al buon funzionamento della mente? (...non tutti disponendo "in casa" di un patio, un caminetto a legna, una sala termale...).
Sergio Galantin
Tutto molto interessante. L'aspetto che mi prende di più è sicuramente la discussione che si genera grazie all'apporto dei differenti punti di vista e sensibilità. E pur sempre di intelligenza in libertà si tratta.
Circa il tradimento dell'intellettuale Judas, ... ecco, ho sempre coltivato dei dubbi; sarà che "spiegare ai convenuti al banchetto la chiave di lettura per cogliere l'identità esatta del soggetto tradittore (2t) e prima ancora scatenare l'inspiegabile e inutile gara all'autoanalisi di ciascuno per comprendere se nel mistero del sè non si nasconda un diverso io traditore ma che non trovando ne capo ne coda all'autocoscienza si adattino a chiedere la soluzione all'unico dei due che la sa e la può enunciare senza tema d'altro ferire", francamente, mi è sempre giunta come una banalità ridondante, e ancor più se posta nella forma narrativa in orecchio all'ascoltatore ancorchè del narrante. Troppo. È troppo. Ma questo passi, al pensiero che non fosse possibile all'epoca dei fatti o "appena dopo" dipingere una pala, un quadretto, o un affresco in una chiesa cristiana o cattolica o ortodossa, e che quindi il tutto andasse provvisoriamente "esposto in scrittura" per rendere vivo il significato dell'immagine figurativa, appunto, dimodochè nei su citati luogi ma in tempi meno sospetti e più recenti vi si potesse finalmente dipingere la scena medesima senza imprecisione possibile circa la collocazione psicofisica dei personaggi in scena. (Ora ripongo sotto chiave, nelle custodie, le ventose da arrampicata speculare, e procedo in piano). Ebbene, sarà pur che di quasi bimillenaria rilettura si tratti, e che è facile commentare a bocce ferme da un bel pezzo di tempo e di "storia", ma più che di tradimento sembrerebbe trattarsi di abilissima e lungimirante strategia, qualcosa che solo un elevato livello mentale poteva strutturare basandosi saldamente sull'estrema e reciproca fiducia tra gli artefici, e (o) provata certezza, per realizzare e portare a compimento in tutta sicurezza (o quasi) un progetto socioculturale che per due migliaia di anni circa avrebbe, ed ha, funzionato egregiamente, più o meno sempre efficacemente, e comunque a risultante sempre positiva e crescente. Sarà il caso, la "ragione del poi", La Ragione, il Progetto e la bontà del medesimo, boh!? Fatto sta che ogni anno, di fronte alla stranezza di un dio buono e potente che per salvare il Suo popolo ne massacra un'altro con donne e bambini primogeniti compresi nell'anteprima della fuga, mi si pone l'invito a "partecipate" ad un'ultima cena con delitto composito, dalla quale viene escluso il ragionamento poiché il colpevole ti vien spiattellato lì, tra il primo e il secondo, e subito mandato a prepararsi per la sua recita a duplice delitto e duplice auto condanna a consumazione immediata al fine del liberar la scena per il successivo atroce delitto a responsabilità massiva con insinuazione di profondo senso di colpa calmierato però da lieto fine. (... anche se, come in tutti "i film americani da cassetta", qualcuno muore proprio mentre "aveva finalmente capito", qualcun'altro muore e basta ma tanto era cattivello, il furbetto malvagio se la cava per un cavillo legale, e tutta la sociotramaglia va in fermentazione tra considerazioni, piattezze cerebrali, intuizioni, disperazioni lancinanti, e i lamenti di qualche ferito o malmenato. Lineare. Tutto fila senza intoppi, con luminoso colpo di scena a lieto fine, per "i nostri", e qualche gatta da pelare per "i nemici", a vario titolo, comunque "da amare".
Tutto chiaro, tranne... i soliti, annosi, nebbiosi dubbi agli irti colli.
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